Territorio

Settembre, è tempo di vendemmia

Un giorno tra le vigne eroiche affacciate sul mare di Ischia

La vendemmia alle Cantine Antonio Mazzella non è semplicemente un lavoro stagionale: è un rito antico, un gesto collettivo che unisce tre generazioni e un territorio che vive in verticale. Le vigne si arrampicano sulle scogliere del versante sud-est dell’isola, tra il Castello Aragonese e Punta San Pancrazio, dove la terra è un mosaico di terrazze, lapilli friabili, pomice bianchissima e ossidiana scura come la notte. È qui che nasce la viticoltura eroica di Ischia, quella che richiede forza, equilibrio e una conoscenza intima di ogni vite. E Campagnano Rural Suite si trova proprio in questo punto.

L’alba sulla costa: l’inizio della giornata

La giornata di vendemmia comincia presto, quando il sole illumina appena le insenature e le casette color pastello. Il silenzio è rotto solo dal rumore dei passi sui terrazzamenti e dal fruscio delle foglie. I vignaioli — una quarantina, tra collaboratori storici e conferitori — raggiungono le parcelle a piedi: qui non esistono macchine, monorotaie o scorciatoie. Le pendenze sono troppo ripide, la terra troppo preziosa per essere ferita da mezzi meccanici. 

Ogni vite è sostenuta da un palo di castagno, portato fin quassù a spalla, e legata con rami di salice secondo tradizioni agricole che altrove sono quasi scomparse. 

Il lavoro tra mare e cielo

La vendemmia procede lentamente, con attenzione quasi artigianale. Le uve Biancolella e Forastera — le anime bianche dell’isola — vengono raccolte a mano, grappolo dopo grappolo, mentre il mare sotto riflette la luce come un secondo cielo. È un lavoro di equilibrio: un piede sulla terra, l’altro sospeso sul vuoto.

Il profumo del salmastro si mescola a quello dell’uva matura. Ogni cassetta riempita è una conquista fisica, un gesto che racconta la fatica e l’orgoglio di una famiglia che conosce ogni pianta per nome.

Il trasporto in barca: il viaggio del Vigna del Lume

Tra tutte le vigne, ce n’è una che racconta più delle altre la natura eroica di questo lavoro: il Lume.

Le sue terrazze scendono fino al mare, in un anfiteatro naturale che guarda verso il Castello Aragonese. Per decenni — e ancora oggi in parte — l’uva raccolta qui veniva trasportata a spalla fino alla riva, caricata su piccole barche di pescatori e portata via mare fino alla zona di Cartaromana, dove iniziava il percorso verso la cantina.

Un viaggio breve, ma simbolico: il mare come strada, l’uva come passeggera preziosa, la vendemmia come gesto antico che unisce terra e acqua.

È da queste uve che nasce il Vigna del Lume, uno dei bianchi più identitari dell’isola, fresco, sapido, luminoso come il luogo da cui proviene.

Il rientro in cantina

A metà mattina, le cassette vengono trasportate verso la cantina di Via Serbatoio, dove la famiglia Mazzella — oggi guidata da Nicola e Vera, figli di Antonio — accoglie il raccolto con la stessa cura con cui si accolgono ospiti importanti. 

Qui, tra profumi di mosto e pietra vulcanica, inizia la trasformazione:

  • la Biancolella diventa un bianco fresco, sapido, con note floreali e un tocco di banana;
  • il Piedirosso (Per’e Palummo) prende corpo con la sua macerazione breve;
  • il Villa Campagnano nasce da piccoli fazzoletti di terra che abbracciano il mare come un anfiteatro naturale. 

Il tramonto: la vendemmia come identità

Quando il sole cala dietro il Monte Epomeo, la vendemmia non è solo un lavoro concluso: è un atto di appartenenza. È la conferma che, su quest’isola, il vino non nasce in cantina ma in vigna — in una vigna difficile, verticale, bellissima.

È un vino che parla di terra, cielo e mare, come scrive la stampa locale. Un vino di fatica, sì, ma anche di atmosfera.