
La vendemmia alle Cantine Antonio Mazzella non è semplicemente un lavoro stagionale: è un rito antico, un gesto collettivo che unisce tre generazioni e un territorio che vive in verticale. Le vigne si arrampicano sulle scogliere del versante sud-est dell’isola, tra il Castello Aragonese e Punta San Pancrazio, dove la terra è un mosaico di terrazze, lapilli friabili, pomice bianchissima e ossidiana scura come la notte. È qui che nasce la viticoltura eroica di Ischia, quella che richiede forza, equilibrio e una conoscenza intima di ogni vite. E Campagnano Rural Suite si trova proprio in questo punto.
La giornata di vendemmia comincia presto, quando il sole illumina appena le insenature e le casette color pastello. Il silenzio è rotto solo dal rumore dei passi sui terrazzamenti e dal fruscio delle foglie. I vignaioli — una quarantina, tra collaboratori storici e conferitori — raggiungono le parcelle a piedi: qui non esistono macchine, monorotaie o scorciatoie. Le pendenze sono troppo ripide, la terra troppo preziosa per essere ferita da mezzi meccanici.
Ogni vite è sostenuta da un palo di castagno, portato fin quassù a spalla, e legata con rami di salice secondo tradizioni agricole che altrove sono quasi scomparse.
La vendemmia procede lentamente, con attenzione quasi artigianale. Le uve Biancolella e Forastera — le anime bianche dell’isola — vengono raccolte a mano, grappolo dopo grappolo, mentre il mare sotto riflette la luce come un secondo cielo. È un lavoro di equilibrio: un piede sulla terra, l’altro sospeso sul vuoto.
Il profumo del salmastro si mescola a quello dell’uva matura. Ogni cassetta riempita è una conquista fisica, un gesto che racconta la fatica e l’orgoglio di una famiglia che conosce ogni pianta per nome.
Tra tutte le vigne, ce n’è una che racconta più delle altre la natura eroica di questo lavoro: il Lume.
Le sue terrazze scendono fino al mare, in un anfiteatro naturale che guarda verso il Castello Aragonese. Per decenni — e ancora oggi in parte — l’uva raccolta qui veniva trasportata a spalla fino alla riva, caricata su piccole barche di pescatori e portata via mare fino alla zona di Cartaromana, dove iniziava il percorso verso la cantina.
Un viaggio breve, ma simbolico: il mare come strada, l’uva come passeggera preziosa, la vendemmia come gesto antico che unisce terra e acqua.
È da queste uve che nasce il Vigna del Lume, uno dei bianchi più identitari dell’isola, fresco, sapido, luminoso come il luogo da cui proviene.
A metà mattina, le cassette vengono trasportate verso la cantina di Via Serbatoio, dove la famiglia Mazzella — oggi guidata da Nicola e Vera, figli di Antonio — accoglie il raccolto con la stessa cura con cui si accolgono ospiti importanti.
Qui, tra profumi di mosto e pietra vulcanica, inizia la trasformazione:
Quando il sole cala dietro il Monte Epomeo, la vendemmia non è solo un lavoro concluso: è un atto di appartenenza. È la conferma che, su quest’isola, il vino non nasce in cantina ma in vigna — in una vigna difficile, verticale, bellissima.
È un vino che parla di terra, cielo e mare, come scrive la stampa locale. Un vino di fatica, sì, ma anche di atmosfera.